domenica 28 dicembre 2014

"Ora produco piastrelle ma sono diventato ricco vendendo i miei falsi ai musei"

Mauro Morani, esperto di ceramica e arte etrusca
Sapeva creare riproduzioni perfette dei reperti che trovava nei siti di Cerveteri, il suo paese. Riusciva ad ingannare curatori e archeologi. Poi finì male. E ora che ha "appeso i ferri al chiodo", ci racconta come faceva. 

In fondo a una stradina fra campi di frutta e frumento alla periferia di Cerveteri c’è una fabbrica di cotto. Oggi il laboratorio produce piastrelle artigianali, ma fino a pochi anni fa qui si fabbricavano vasi etruschi, venduti per cifre da capogiro ed esposti nelle teche di famosi musei come autentici reperti di epoca preromana.
Quando bussiamo al portone di ferro della fabbrica ceretana ci apre un signore sulla sessantina, alto e distinto. E’ Mauro Morani, il più grande falsario vivente di arte etrusca e forse anche l’ultimo rappresentante di un “mestiere” in via d’estinzione. Da quando le autorità italiane hanno cominciato a chiedere la restituzione di oggetti trafugati alle grandi istituzioni che li acquistavano, il traffico internazionale di reperti dal Belpaese è improvvisamente crollato. Gli acquirenti finali, musei e gallerie concentrati soprattutto in Stati Uniti e Giappone, che fino a qualche anno fa avevano alimentato un mercato milionario, facendo incetta di reperti senza preoccuparsi troppo della loro provenienza, oggi temono le ripercussioni di un eventuale causa di ricettazione. Questo ha ridotto la possibilità di vendere pezzi di provenienza dubbia, obbligando gente come Morani ad appendere i ferri al chiodo.
“Negli ultimi anni gli scavi clandestini sono diminuiti significativamente”, conferma Antonio Coppola, capo del reparto operativo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. “Da migliaia di scavi che registravamo ogni anno nel periodo d’oro del traffico illecito, siamo scesi a poche decine l’anno”.
Forse è anche questa inattività forzata che ha convinto Morani ad aprirsi per la prima volta, raccontando dei traffici che un tempo l’hanno reso famoso come “artista” falsario.
Dopo averci fatto entrare nel suo laboratorio, Morani ci guarda con occhi rassegnati.
 “Un tempo guadagnavo un sacco di soldi. Ora produco piastrelle”, dice indicando i forni per cuocere la ceramica. “Quando il mercato internazionale dei reperti tirava, si riuscivo a vendere anche i falsi a gallerie e musei. Oggi potrei ingannare qualche privato, ma non m’interessa”.
Morani con una copia del cratere di Eufronio
Morani ha quattro figli, due moglie e ha sempre amato la bella vita: vestiti eleganti, macchine di lusso, viaggi in prima classe. Negli anni Ottanta è stato il primo a Cerveteri ad avere il telefono in macchina, quando ancora non esistevano i cellulari e si comunicava con i ponti radio. Ma i soldi gli interessano fino a certo punto. Il motore che lo spingeva a lavorare per mesi, raccogliendo l’acqua piovana e sperimentando con terre diverse per creare riproduzioni perfette, era un altro.
“La vera soddisfazione era riuscire a ingannare gli esperti di archeologia. Era una specie di gara fra me e loro”.
All’inizio Morani ci tratta con diffidenza e sembra più interessato a sottolineare la sua estraneità ai traffici odierni, più che a ricordare gli anni in cui firmava falsi d’autore. Più passa il tempo, però, più s’infervora, trasformandosi in un fiume di parole.
Il ceramista nasce a Cerveteri, da una famiglia che l’ha abituato presto a conoscere i resti della civiltà che popolava le colline dell’Etruria. Da bambino gli capita di trovare borse di plastica piene di buccheri, frammenti e monete nascoste dai tombaroli locali tra le felci dei campi. Gli zii scavano spesso nelle necropoli della zona e quando trovano qualcosa, in famiglia non si parla d’altro. Gli esperti stimano che ci siano migliaia di tombe etrusche intorno all’antica Caere Vetus, di cui solo un quarto sono state aperte.
A tredici anni Morani comincia a lavorare la creta e a studiare le ceramiche antiche. Ha talento e, appena maggiorenne, è notato da un famoso falsario locale, Renato Caveda, che lo prende a bottega. Lì impara il mestiere ed è introdotto al mercato dei falsi o delle “riproduzioni”, come preferisce definirle Morani.
Il primo affare lo fa in società con il suo maestro, con una riproduzione venduta come autentica per 15 milioni di vecchie lire a Giacomo Medici, famoso trafficante di arte ora agli arresti domiciliari.
“Ho imparato molto da Caveda. Poi ho cominciato a comprare libri di archeologia e cataloghi d’arte antica. Queste letture mi hanno aperto gli orizzonti”.
A quei tempi il mercato clandestino dei reperti è in piena espansione. Ci sono musei, soprattutto americani, che non badano a spese per raccogliere collezioni importanti.
Morani ne approfitta per piazzare le sue riproduzioni, che finiscono in gallerie private ma anche in collezioni importanti come quella del Getty Museum di Los Angeles. Ancora oggi il museo possiede reperti etruschi creati da Morani. Anziché datarli V o VI secolo avanti Cristo come facevano un tempo, li definisce semplicemente riproduzioni dell’artista italiano.
All’inizio capita che il falsario commetta errori. Come quando crea un vaso decorato da un guerriero con la spada. Impiega quattro mesi per imitare i dettagli della mitologia e la tecnica dell’antico pittore. Poi la mostra a un esperto, passando attraverso un mediatore per avere un parere senza esporsi.
“Questo disse subito che il pezzo era bello, ma probabilmente falso per via della spada. L’avevo disegnata a sinistra, senza rendermi conto che esiste solo una ceramica, un lekythos a fondo bianco del pittore di Douris, che raffigura un guerriero con la spada da quel lato”.
Gli errori servono per fare esperienza e, nel giro di una decina d’anni, Morani diventa il miglior falsario sulla piazza.
L'ex magistrato Paolo Giorgio Ferri
“E’ un artista molto talentuoso”, conferma Paolo Giorgio Ferri, ex magistrato esperto di traffici illeciti di reperti che ha dato la caccia a Morani, costringendolo infine a rinunciare. “Il suo pezzo più riuscito è una kylix firmata da Eufronio. C’è voluto il parere di tre esperti per metterne in dubbio l’autenticità. Alla fine Morani ha confessato che era opera sua, altrimenti avremmo sempre avuto il dubbio che potesse essere vera”.
Ferri, che ora fa il consulente per l’Unesco, è stato titolare delle principali inchieste contro vari musei americani, che hanno portato alla restituzione di reperti famosi come un cratere di Eufronio dal Metropolitan Museum e un coppa di Eufronio dal Getty Museum. Il magistrato ha incriminato per ricettazione la curatrice di arte greco-romana dell’istituto californiano, Marion True.
“Durante gli interrogatori True definì Morani il miglior falsario vivente”, racconta Ferri. Come dimostrano le indagini dell’ex magistrato, la curatrice aveva acquistato diversi pezzi etruschi di dubbia provenienza, anche attraverso Morani. Una volta affinate le sue tecniche di riproduzione, infatti, il falsario aveva cominciato anche a trafficare reperti autentici.
“Vedevo i mercanti arrivare a Cerveteri per fare affari. Erano ricchi, ben vestiti. Ero affascinato da quel mondo e decisi di buttarmi. Comprai il primo frammento per 20.000 lire del vecchio conio e da li ho fatto tanta strada”.
A furia di studiare e sperimentare, il falsario diventa esperto d’arte etrusca. Conosce bene gli scavatori clandestini che operano nella sua zona e intuisce che trafficare in reperti autentici può offrire la possibilità di piazzare più facilmente anche le sue riproduzioni. Un giorno dei tombaroli gli offrono alcuni frammenti. Sono i pezzi di un capolavoro del 500 a.C., la coppa di Eufronio poi acquistata dal Getty Museum e restituita all’Italia nel 1999. Morani ne riconosce la qualità e organizza attraverso un gallerista di Zurigo d’incontrare l’allora curatore del Metropolitan Museum, Dietrich Von Bothmer.
“Von Bothmer mi disse: Morani questo vaso è stupendo, deve recuperare i pezzi mancanti. Per ritrovare il cratere di Francois [famoso vaso conservato al museo archeologico di Firenze, ndr] hanno scavato un’area grande come il Colosseo. Quindi lei prenda il suo secchiello e cominci a svuotare il mare”.
Evidentemente, davanti alla prospettiva di ritrovare un capolavoro, anche i massimi esperti mondiali d’archeologia non si fanno tanti scrupoli sui metodi di scavo. Per questo Morani difende gli scavatori clandestini, notando che, senza il loro lavoro, molti capolavori sarebbero ancora sottoterra. E insistendo che, con i proventi degli scavi, i tombaroli “al massimo ci si comprano il trattore nuovo”.
Il problema resta che, oltre a sfruttare a fini personali un bene comune, per trovare un reperto i tombaroli spesso ne distruggono molti altri, badando solo al valore economico e non a quello culturale dei siti archeologici.
Necropoli della Banditaccia di Cerveteri
Per fortuna, creare riproduzioni invece è meno invasivo. Oltre a produrre falsi identici agli originali, però, c’è il problema di come ingannare i test scientifici che permettono di accertare con precisione sempre maggiore l’età delle ceramiche. E’ per questo che Morani elabora un metodo per invecchiare le sue opere e passare il test della termoluminescenza, che calcola l’età di una ceramica in base alla radioattività accumulata nei minerali.
“Bombardava le ceramiche in camera iperbarica con l’aiuto di un medico bresciano compiacente che gli permetteva di utilizzare le strutture ospedaliere”, racconta Ferri.
Oggi, dopo aver rischiato una pesante incriminazione per ricettazione commutata per via della sua collaborazione con gli inquirenti, Morani sostiene di aver smesso di fabbricare falsi e trafficare in reperti. Ha avviato un’attività lecita e ringrazia Carabinieri e magistratura di avergli dato l’opportunità di ripulirsi. Lavora con la figlia nel suo laboratorio di ceramiche e passa molto tempo al Ferrari, un bar alla periferia di Cerveteri dove è esposta la sua ultima riproduzione. E’ una copia perfetta del vaso di Eufronio, trafugato nel 1972 e restituito all’Italia nel 2008, firmata da Morani e accompagnata dedica speciale: a Prosciutto e il Calabrese (i tombaroli che hanno trovato l’originale, ndr), al dott. Ferri e ai Carabinieri della Tutela del Patrimonio Culturale.

Pubblicato su Sette

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